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Da transazionale a relazionale: il futuro delle cure virtuali e la telemedicina

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Quando due anni fa è scoppiata l’emergenza sanitaria, migliaia di operatori sanitari in tutto il mondo hanno potuto continuare ad assistere i pazienti da remoto, grazie alla telemedicina, al progresso tecnologico, a infrastrutture in grado di reggere volumi di traffico di una certa entità e grazie a software di videoconferenza avanzati.

Se la pandemia fosse capitata venti o trent’anni anni fa…che storia avremmo scritto? Alla tecnologia occorre essere grati, ma dopo un iniziale momento di entusiasmo, ora che la telemedicina diventerà parte determinante del nostro Servizio Sanitario Nazionale, occorrerà capire come impostare la comunicazione e la relazione medico-paziente attraverso il filtro della tecnologia.

Non si può negare che le esperienze virtuali possono offrire vantaggi significativi ai pazienti, riducendo la loro necessità di viaggiare per vedere un medico, aumentando potenzialmente il loro accesso alle cure primarie e ai medici specialisti e, cosa più importante, assumendo un maggiore controllo per le proprie cure.

La tecnologia può aiutare in diversi modi:

  • Rendendo disponibili le informazioni sui pazienti in modo più intuitivo
  • Integrando i flussi di lavoro degli appuntamenti in un unico sistema
  • Fornendo soluzioni integrate self-service come portali che offrono ai pazienti un maggiore controllo sulla propria salute e assistenza.
  • Fornendo dispositivi “indossabili” (“wearable”) che acquisiscono i dati dei pazienti, consentendo ai medici di prendere decisioni migliori per la loro cura.

In tutto questo manca il “contatto fisico”. Quel guardarsi negli occhi senza filtri, seduti nella stessa stanza. Quel stringersi la mano, essere presenti, con la mente e con il corpo.

Come può la telemedicina assicurare la stessa qualità relazionale di una visita in presenza?

Questa è una delle maggiori preoccupazioni dei medici, anche se oggi, rispetto a due anni fa, i professionisti cominciano a prendere più confidenza con questa tecnologia e ne stanno comprendendo il valore.

Ma l’applicazione della telemedicina, nei fatti, non è scevra da ombre e complicazioni.

La qualità della connessione, la non dimestichezza con i programmi di video conferenza, malfunzionamenti vari non hanno di certo reso la vita facile a medici e pazienti. Nella maggior parte dei casi i consulti avvenuti online durante la pandemia erano di tipo transazionale: utili allo scopo immediato di capire le condizioni di un paziente, ma non realizzate secondo una logica relazionale. Ed è invece qui che occorre lavorare.

Il PNRR destina un miliardo di euro alla telemedicina e si occuperà non solo di fornire strumentazioni ma anche di formare il personale sanitario che dovrà utilizzarle.

Riconsiderare il futuro della telemedicina

Gli operatori sanitari hanno una sfida: imparare a gestire virtualmente nuovi modi di interagire con i pazienti, raccogliendo i tradizionali segnali non verbali che li aiutano a diagnosticare e curare i pazienti. La consultazione a distanza tende a precludere la parte di chiacchiere di un'interazione clinica, un momento in realtà fondamentale per ottenere una grande quantità di informazioni sui pazienti. Superare questo problema è importante per i medici al fine di fornire un tipo di esperienza che generi fiducia e soddisfazione. La relazione medico paziente dovrà uscirne rafforzata anche con l’utilizzo della telemedicina.

I punti a favore della telemedicina per migliorare questo rapporto non sono pochi:

  • La possibilità di sentire il medico quando se ne ha l’esigenza, senza dover attendere settimane e senza dover recarsi di persona in studio
  • Poter contattare il professionista sanitario quando serve consente una relazione quasi continuativa, soprattutto in caso di malattie croniche.

E per i professionisti sanitari, le video chiamate possono essere molto utili: nel campo della neuropsichiatria infantile, ad esempio, non sono pochi i medici che hanno raccontato di come i piccoli pazienti si sentissero molto più a loro agio in video, seduti nella loro cameretta, rispetto a trovarsi in uno studio medico che, per quanto accogliente, non può esserlo come la propria stanza. I pazienti a loro agio si aprono di più, e questo per la diagnosi e la presa in carico risulta molto importante.

Le tecnologie a disposizione

In tutto questo, come detto, occorre poter contare su sistemi informativi all’avanguardia.

Come InterSystems TrakCare, un sistema di cartella clinica elettronica integrata, che permette al medico di avere sotto controllo tutta la storia clinica del paziente semplificando una visita da remoto.

Inoltre, grazie all’integrazione con un portale pazienti completo e collegabile a diversi sistemi, TrakCare offre nuove funzioni, tra cui le prenotazioni ambulatoriali e la sincronizzazione dei dati di app di terze parti con il record dei pazienti. Lo strumento è anche configurabile e consente di gestire il monitoraggio di dispositivi medici da remoto e il coinvolgimento dei pazienti nei processi di cura.

Un esempio tutto italiano è rappresentato dal portale dedicato ai pazienti pediatrici adottato dal Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma e disegnato specificatamente per i bambini affetti da malattie croniche, con l’obiettivo di semplificare l’interazione tra medici e famiglie e di realizzare un processo di cura più efficiente.

Per passare dall’assistenza virtuale transazionale a quella relazione sono quindi importanti due aspetti: da una parte, la predisposizione di medici e pazienti a mettersi in gioco in questa nuova modalità di assistenza che presto diventerà una nuova normalità e, dall’altra, poter contare su tecnologia all’avanguardia.

Fai click qui per saperne di più sulle soluzioni di InterSystems per le cure virtuali.

Articolo liberamente tratto e adattato per l'Italia dall'originale.

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